SERRAVALLE DI CARDA: DUE STORIE, UN PAESE.
Nel nome di questa popolosa frazione del Comune di Apecchio (PU) sono racchiuse le vicende storiche di due distinte località :
* quella di Serravalle, posta lungo la valle del Fiumicello, che sbocca nel fiume Bosso poco a monte di Pianello di Cagli,
* quella dell’antico castello della Carda, posto sul monte oggi chiamato Cardaccia, fra i ruscelli che si gettano nel fiume Biscubio fra Piobbico e Apecchio.
L’antica Serravalle – un piccolo castello, un borgo, case sparse – aveva un territorio di 12 Kmq. Federico da Montefeltro (1422-1482), duca d’Urbino, nel 1479 la staccò dal Comune di Cagli e l’aggregò alla Carda, su cui dominava il fratello Ottaviano degli Ubaldini.
Il castello della Carda, di probabile origine longobarda per controllare il cosiddetto “corridoio bizantino”, aveva una grande estensione, pari a 15.000 mq. (paese, palazzo del signore e rocca) e un territorio di 24 kmq., che divennero 36 dopo l’aggregazione di Serravalle.
Per ragioni ancora non ben chiariti (probabilmente frane e terremoti) il castello fu abbandonato dagli ultimi suoi abitanti nel 1718.
Alla morte di Ottaviano la Carda non fu più sub-infeudata ad un altro signore e tornò a dipendere direttamente dal Duca. Essa tuttavia mantenne la sua autonomia, regolata dall’antico Statuto,di cui esiste una copia manoscritta (Statutum Terrae Cardae), risalente agli inizi del Seicento, scritta parte in latino e parte in italiano.
E’ da tale prezioso documento che appuriamo dell’esistenza dentro l’antico castello di piazze, vicinati, portici, pesa pubblica, della consuetudine di due fiere, della processione del Corpus Domini, delle regole civiche e di buon vicinato, delle disposizioni in materia economica.
A cavallo fra XVII e XVIII secolo la sede comunale fu trasferita a Serravalle, ma la comunità continuò ancora a chiamarsi “della Carda” fino ad Ottocento inoltrato.
L’edificio comunale ospitava la sala consiliare, l’ufficio del capitano, che era anche notaio, il suo appartamento e la prigione. A dispetto del nome, il capitano non era un militare, ma il segretario del Comune, di cui controllava gli atti e i comportamenti per conto del potere centrale. La sua carica durava di solito sei mesi.
Dopo l’unità d’Italia e il riassetto istituzionale portato avanti dal commissario Lorenzo Valerio Serravalle perdette la sua autonomia e dal 1866 fu aggregata ad Apecchio.
L’economia era di tipo agro-silvo-pastorale, con piccoli proprietari, mezzadri, braccianti, garzoni e pochi artigiani di servizio.
La scarsità delle rese agricole e la presenza di famiglie numerose obbligarono tanti giovani ad abbandonare il loro paese e a recarsi in Maremma a partire almeno dalla seconda metà del Seicento fino agli anni ’60 del Novecento, dove svolgevano soprattutto l’attività di allevatori di pecore, cavalli e mucche.
In aiuto della popolazione funzionavano l’antica Comunanza agraria, col diritto, limitato ai soci, di portare gratuitamente al pascolo le proprie pecore nei prati dell’associazione, e l’Abbondanza del grano.
R.Savelli
Ultimo aggiornamento (Martedì 01 Dicembre 2009 14:26)